Cos'è in fondo un backtest per un portafoglio
Si tratta di una simulazione che guarda al passato; prendi un'allocazione come il 60 per cento in azioni globali e il 40 in obbligazioni poi la applichi ai prezzi veri di un tempo. Il risultato non anticipa nulla di ciò che verrà, descrive soltanto in numeri come quella combinazione si sarebbe mossa.
A cosa serve davvero e soprattutto dove non arriva
Misura il profilo di rischio e rendimento nel tempo, ecco l'uso principale. Crescita del capitale, perdite più ampie, volatilità, legami tra asset. Diventa possibile mettere a confronto allocazioni diverse sullo stesso arco temporale. Capire come si comporta il portafoglio nei momenti duri, 2000–2002, 2008–2009, 2020.
Non serve a indovinare i rendimenti di domani, né a scegliere gli strumenti migliori per il futuro. E non c'è alcuna garanzia che i numeri vecchi si ripetano: i mercati mutano, le correlazioni cambiano, le condizioni macroeconomiche pure.
Come lavora il motore di BacktestFolio
BacktestFolio esegue simulazioni storiche sul portafoglio che definisci tu, pesi, simboli, valuta base, periodo, eventuali versamenti ricorrenti PAC, ribilanciamento e costi TER. Usa serie di prezzi dai dataset integrati.
Le serie si allineano al primo e ultimo giorno utile comune tra gli asset inclusi. Un ETF con dati dal 2005 e un altro dal 2010. La simulazione parte dal 2010, coerenza garantita ma la finestra disponibile può accorciarsi rispetto al range richiesto.
Come si leggono i risultati principali
La curva del capitale, cioè la crescita del capitale nel tempo, mostra l'evoluzione del valore del portafoglio simulato: versamenti, prelievi e ribilanciamenti inclusi. Da qui derivano tutte le altre metriche.
Il CAGR è la media geometrica annualizzata del rendimento sull'intera finestra. Non descrive l'uniformità anno per anno: un portafoglio con CAGR del 7 per cento può aver fatto +30 certi anni e –25 altri.
Il drawdown massimo è il calo percentuale più ampio dal massimo progressivo della curva, dal picco al punto più basso successivo (peak-to-trough). Un drawdown del –35 per cento significa che dal picco il valore è sceso di oltre un terzo prima di recuperare: è la perdita massima che avresti subito entrando nel momento peggiore.
La volatilità è la deviazione standard annualizzata dei rendimenti. Alta volatilità vuol dire forti oscillazioni in entrambe le direzioni, non perdita permanente: misura l'instabilità del percorso, non la sua direzione.
I limiti da tenere a mente
Ogni backtest porta con sé bias metodologici.
- Survivorship bias: i dati rappresentano strumenti ancora attivi. ETF o fondi chiusi non compaiono e questo può sovrastimare i rendimenti medi di categoria.
- Look-ahead bias: alcune serie sono ricostruite a posteriori, backcalculated, incorporando informazioni che all'epoca non esistevano.
- Sensibilità al periodo: un backtest dal 2010 al 2020, un decennio eccezionale per le azioni USA, dà risultati molto diversi da uno dal 2000 al 2010.
- Autocorrelazione nelle finestre rolling: le metriche su finestre sovrapposte, per esempio rendimenti rolling a 3 anni, condividono osservazioni. Il numero di campioni indipendenti effettivi si riduce.
TER e costi di transazione modellati sono semplificazioni. Possono sottostimare l'attrito reale soprattutto in mercati illiquidi o con strategie ad alta rotazione.
In BacktestFolio
Nella pagina Backtest carichi gli asset del tuo portafoglio, assegni i pesi, scegli il periodo, imposti le ipotesi di ribilanciamento e costo. Il motore calcola automaticamente curva del capitale, drawdown, volatilità, Sharpe, Sortino, VaR e CVaR, correlazioni, impatto dell'inflazione sul valore reale.
Puoi confrontare due allocazioni in parallelo. Scaricare un report PDF con tutte le metriche e i grafici.
Vedi anche
- Glossario: CAGR, Drawdown, Volatilità, TWRR, TER
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